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La storia

 

Carrera

1959 rione montagnola

La carrera

E’ una gara unica nel suo genere, nata a Castel San Pietro Terme negli anni Cinquanta.
Una competizione fra macchinine a spinta umana, senza motore: inizialmente aveva il sapore della contesa paesana fra giovani di quartieri e compagnie diverse ma col tempo è diventata sempre più seria e impegnativa.

Le quattro assi con le ruote della bicicletta di nonna vennero sostituite da veicoli sempre più evoluti.
La carena del Siluro, bolide geniale, rudimentale e imbattibile, era ricavata dal reattore di un aereo abbandonato dagli Americani alla fine della guerra. Per scalzare il primato del Siluro si studiano prototipi aerodinamici in vetroresina, in alluminio.

La sfida non si ferma: gli atleti sono sempre più allenati, si montano sospensioni, si usa il carbonio, si sperimenta nella galleria del vento. Lo stesso entusiasmo, la stessa ambizione e la stessa spinta (è proprio il caso di dirlo) confluiscono in Onda Solare.

WCC 2005

wsc-2005

In principio fu Emilia 1: l’avventura del World Solar Cycling Challenge 2005

Progenitrice di Emilia 2, Emilia 1 era un prototipo altamente performante sviluppato in due anni di ricerca per partecipare al World Solar Cycling Challenge del 2005: una massacrante gara a tappe di 3.000 km nel deserto australiano da percorrere pedalando.
Durante la gara quattro fortissime atlete cicliste si sono alternate alla guida del prototipo: la loro pedalata era assistita da un motore elettrico alimentato dai pannelli fotovoltaici.

La forza e la costanza delle atlete e del team hanno dato risultati eccellenti: Emilia 1 ha conquistato il podio classificandosi terza. Questo successo ha incoraggiato il team a puntare a un obiettivo più grande: sviluppare Emilia 2 e partecipare al World Solar Challenge 2011.

WSC 2011

wsc2011

Un ottimo risultato che siamo chiamati a migliorare

Il World Solar Challenge del 2011 ha rappresentato un salto nel vuoto per tutto il team: dalla compilazione dei fogli per la spedizione dell’auto al clima, passando per la gestione delle comunicazioni con l’Italia, le prove in circuito, il percorso di gara, l’adrenalina a mille per un evento vissuto in prima persona. La gara è stata costellata da imprevisti: l’immagine del deserto come un posto torrido dove nulla accade viene presto spazzata via dal ricordo degli incendi sviluppatisi ai margini della Stuart Highway: lingue di fuoco tanto imponenti da imporre una sospensione temporanea della gara.

Alla fine però, oltre agli aspetti tecnici, il WSC resta un’avventura incredibile per chiunque vi abbia partecipato: tutti conservano nel proprio cuore delle immagini che rendono indimenticabili non solo i 3000 chilometri di gara ma anche i giorni che la precedono.
Il dopo gara? Quello consiste nel tuffo nella "Three Rivers Fountain", fontana di Adelaide, in cui vengono stemperate e, consentitemi, annegate, le tensioni di un evento di portata mondiale.

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