Se c’è una cosa che Hollywood ci ha insegnato (inculcato?) in decenni di colonizzazione culturale, è che alla fine della storia il buono vince.
Deve vincere: non ci sono alternative. Attraverso difficoltà e sofferenze, superando Prove e sconfiggendo il Nemico, il protagonista è destinato al trionfo.
Questa dinamica – sospesa tra il sentimentale e il fantastico – ha però poca attinenza con la realtà. Il modello socioeconomico che ci circonda dimostra ogni giorno di premiare raramente il merito, di valorizzare poco la bontà di spirito e il benessere collettivo, lasciando troppo spazio a indifferenza, individualismo e profitto.

Nel sistema del capitale occidentale (e non solo), le energie rinnovabili restano marginali: gli investimenti globali per il settore ammontano oggi a circa 2,1 trilioni di dollari, meno della metà dei 5–6 necessari per rispettare l’Accordo di Parigi sul clima. Con le politiche attuali, fra 25 anni il 50% dell’energia mondiale sarà ancora legata a fonti fossili, e le temperature potrebbero crescere fino a +1,7 °C. Per invertire la rotta servirebbe triplicare gli investimenti entro il 2050: una prospettiva che suona più come speranza che come previsione.
In questo scenario, competizioni come la Bridgestone World Solar Challenge hanno un ritorno mediatico trascurabile. Per quanto storici e riconosciuti, per il grande pubblico sono eventi di nicchia, portati avanti da appassionati, studenti, ricercatori e università di tutto il mondo: gli Eroi di un Viaggio poco riconosciuto, che si trovano ad affrontare prove e nemici dai nomi concreti – incuria, disinteresse, avidità – e ad attraversare caverne più profonde di quelle che chiunque di noi vorrebbe esplorare.

Per Onda Solare la Chiamata all’avventura risale a vent’anni fa. Da allora il nostro cammino è stato disseminato di ostacoli: mostri politici, burocratici, logistici, economici, da far impallidire la Medusa Gorgone e piegare le Arpie al pianto. La Caverna più profonda l’abbiamo sfiorata di recente, con il rischio concreto di non riuscire a partire a causa di crescenti ritardi che ci hanno quasi messi fuori gioco. Una sconfitta che, per molti di noi, avrebbe avuto una valenza simbolica ed emotiva terrificante.
Ma ora Emilia è qui con noi. Possiamo prepararla ai 3000 km della Stuart Highway, e tanto basta.
La nostra Ricompensa non sarà la vittoria, ma i chilometri percorsi insieme lungo la strada.
Ci vediamo nel deserto.
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The Heroes’ Journey
If there’s one thing Hollywood has taught us (or perhaps drilled into us) after decades of cultural colonization, it’s that in the end the hero always wins.
They must win — there’s no escaping that. Through hardship and struggle, after countless trials and finally defeating the enemy, the protagonist is destined to triumph.
This dynamic — somewhere between sentimental and fantastical — has little to do with reality. The socioeconomic model we live in proves, every single day, that merit is rarely rewarded, kindness and collective well-being are scarcely encouraged, while indifference, individualism, and profit dominate the stage.

Within this system — Western capitalism and beyond — renewable energy still plays only a marginal role. Global investments currently stand at around $2.1 trillion, less than half of the $5–6 trillion needed to meet the Paris Climate Agreement goals. Under current policies, 25 years from now, 50% of global energy will still come from fossil fuels, pushing global temperatures up by as much as +1.7 °C. To truly change course, investments would need to triple by 2050 — a scenario that feels more like wishful thinking than a realistic forecast.
Against this backdrop, competitions such as the Bridgestone World Solar Challenge struggle to gain significant media attention. They remain niche events, carried forward by enthusiasts, students, researchers, and universities from around the world — heroes embarking on their own journeys, confronting trials and enemies named apathy, neglect, and greed, and venturing into shadowy caves no one would willingly explore.

For Onda Solare, the Call to adventure came twenty years ago. Since then, our journey has been marked by formidable challenges: political, bureaucratic, logistical, and financial monsters worthy of Medusa’s stare or the Harpies’ lament. Our Abyss came not long ago, when delays nearly kept us from competing at all — a near-defeat with a deeply personal and symbolic weight.
But now Emilia is here with us. We can prepare her for the 3,000 kilometers of the Stuart Highway— and that is enough.
Our Reward will not be measured in victory, but in the miles we travel together along the road.
See you in the desert.
Emilia 5.9 è frutto del progetto GreenWave, finanziato dall’Unione europea NextGenerationEU attraverso MOST – Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile. Tramite la collaborazione con 24 università, il CNR e 24 grandi imprese, MOST ha infatti la missione di implementare soluzioni moderne, sostenibili e inclusive per l’intero territorio nazionale e si occupa di rendere il sistema della mobilità più “green” nel suo complesso e più “digitale” nella sua gestione. Lo fa attraverso soluzioni leggere e sistemi di propulsione elettrica e a idrogeno; sistemi digitali per la riduzione degli incidenti; soluzioni più efficaci per il trasporto pubblico e la logistica; un nuovo modello di mobilità, come servizio, accessibile e inclusiva.