Nel mestiere del narratore, o cronista, se preferite, esiste un valore essenziale e dirimente. Una legge non scritta che vincola il fotografo, il documentarista e il giornalista di turno a un criterio di oggettività.
L’idea mandatoria di porre una lente di distacco fra sé e l’oggetto del proprio racconto. Mantenere la distanza – dice una scuola di pensiero – serve a catturare meglio le novità del circostante, alimenta la possibilità di osservare sfumature ignote di un singolo o di un gruppo di persone. La distanza alimenta e sfama la curiosità; l’abitudine, il noto, ammazzano la spontaneità e il razionale.

In questa Bridgestone World Solar Challenge 2025 è presente una coppia di videomaker (un regista e un direttore della fotografia, a onor del vero) che seguono Emilia e la squadra di Onda Solare. È la loro seconda trasferta col team dopo la Sasol – Solar Challenge. Due professionisti di valore, uomini balzani e di cultura, costantemente in bilico fra scempiaggine e professionalità, ironia e preparazione tecnica. Loro sono qui per documentare il viaggio, camera alla mano, sempre pronti all’appostamento utile a catturare “lo shot” perfetto di Emilia. Stanno con la squadra, cenano con loro, dormono nella tenda affianco, scambiano chiacchiere e battute. Eppure, per loro esiste ancora quella (giusta?) barriera che li porta a usare la seconda persona plurale in riferimento ai membri di Onda Solare.
Chi scrive, pur essendo votato alla stessa missione di oggettività, vivendo maggiormente a contatto con l’associazione sportiva, si rende conto del proprio fallimento. Raccontare con costanza Mauro, Morena, Ruggero, Giulia, Giangiacomo, Riccardo, Giacinto, Laura, Filippo e gli altri del gruppo ha sgretolato il distacco. Il “loro” si trasforma in “noi”, “Castel San Pietro Terme” in “Castello”, il “prototipo” in “Emilia”.

Le menti brillanti sono installate su uomini e donne dai cuori grandi, individui di scienza, pragmatici e che si vogliono bene come una famiglia. E allora non importa la provincia di provenienza dei singoli o se la piadina deve essere bassa e larga o alta e stretta: le loro dinamiche interne ti coinvolgono, crepando la lente che dovrebbe essere posizionata fra te e loro.
E allora, se Davide e Fabrizio, camera alla mano ti domandano: “Loro hanno il control stop fra 35 km, no?”, dalla bocca non può che uscire il piu che spontaneo “sì, abbiamo il control stop fra 35 km, fermiamoci per lo shot perfetto”.
E non è un caso che, di tanto in tanto, pure loro smettano di dire “voi”, “loro” e si lascino scappare un “noi”. Con buona pace del distacco.
____
#21 – Us, Them, Emilia – Bridgestone World Solar Challenge
In the craft of storytelling — or reporting, if you prefer — there is an unwritten rule: objectivity.
Photographers, documentarians, and journalists are bound by it, compelled to place a lens of distance between themselves and the subject of their story.
Distance, one school of thought argues, sharpens observation. It lets you notice the unfamiliar, the hidden shades of an individual or a group. Distance feeds curiosity; habit and familiarity suffocate spontaneity and clarity.
Here at the Bridgestone World Solar Challenge 2025, two filmmakers — a director and a cinematographer — are following Emilia and the Onda Solare team. It’s their second journey with the group, after the Sasol Solar Challenge.

They are professionals of great talent, cultured and a little eccentric, always balancing lightheartedness, irony, and technical skill. They are here to document the journey, cameras always ready to capture the perfect shot of Emilia.
They eat with the team, sleep in the tent next door, share jokes and conversations. And yet, a (perhaps necessary?) barrier remains — one that makes them still refer to Onda Solare as “you,” never quite “us.”
As for me, though I too am meant to uphold objectivity, I have to admit my failure. Spending day after day with Mauro, Morena, Ruggero, Giulia, Giangiacomo, Riccardo, Giacinto, Laura, Filippo, and the rest has eroded that distance.
“Them” has quietly become “us.” “Castel San Pietro Terme” has simply become “Castello.”
The “prototype” is now just Emilia.

Behind the brilliance of their minds are men and women with big hearts: scientists, pragmatic and rational, yet bound together like family. And so it no longer matters where each one comes from, or whether the piadina should be thin and wide or thick and tall. Their dynamics draw you in, cracking the lens that should separate you from them.
So when Davide and Fabrizio, cameras in hand, turn to me and ask: “They’ve got the control stop in 35 km, right?” … the only spontaneous answer that comes out is:
“Yes, we have the control stop in 35 km. Let’s stop for the perfect shot.”
And perhaps it’s no surprise that, from time to time, even they drop the “you” and “them” — and a quiet “we” escapes instead. Farewell, distance.
Emilia 5 è frutto del progetto GreenWave, finanziato dall’Unione europea NextGenerationEU attraverso MOST – Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile. Tramite la collaborazione con 24 università, il CNR e 24 grandi imprese, MOST ha infatti la missione di implementare soluzioni moderne, sostenibili e inclusive per l’intero territorio nazionale e si occupa di rendere il sistema della mobilità più “green” nel suo complesso e più “digitale” nella sua gestione. Lo fa attraverso soluzioni leggere e sistemi di propulsione elettrica e a idrogeno; sistemi digitali per la riduzione degli incidenti; soluzioni più efficaci per il trasporto pubblico e la logistica; un nuovo modello di mobilità, come servizio, accessibile e inclusiva.
Excuse me un àtim, ma se invece di propinarci le tue tiritere mentali ci raccontassi qualcosa di ciò che è avvenuto?