Ondasolare

World Solar Challenge

Domenica mattina presto, sotto un cielo caldissimo e nuvoloso, il team varca finalmente la soglia del box numero 9 nei paddock di Hidden Valley, il circuito in cui prima della partenza si svolgeranno le prove su pista e le verifiche dei requisiti delle auto solari da parte del Committee.

Solleviamo con grande gioia ed un certo sacro timore la porta del nostro “garage”: la reverenza è dovuta al peso massimo dei nostri vicini di paddock quando buttiamo l’occhio sulle targhe alle porte. Uh. Alla nostra sinistra c’è il quartier generale di Stanford solar team, quello della celebre università californiana. E’ ancora molto presto e non c’è nessuno al lavoro: ne approfittiamo e spinti dall’incontenibile curiosità scrutiamo attraverso la rete divisoria la loro bella macchina solare. Xenith è dark, squadrata ed aerodinamica, piatta e filante. Attraente e magnetica. Alla nostra destra invece c’è il MIT di Boston: nessuno al lavoro e box chiuso. Finalmente apriamo la cassa e scarichiamo Emilia 2. Nel frattempo sono arrivati i ragazzi di Stanford. Molto californiani: appaiono rilassati ed easygoing, freak ma sempre molto concentrati nel lavoro. Diverse ragazze nel team che pilotano la macchina. Ci presentiamo. Durante lo scaricamento divorano con gli occhi la nostra Emilia 2. Curiosi eh?

In poco tempo predisponiamo il box, a tutt’oggi uno dei più ordinati del circuito (come confermato dagli altri team in visita…orgoglio!). Poco dopo arrivano alcuni Giapponesi del Team Okinawa. Sono giovani studenti di scuola superiore: bene, c’è già un gemellaggio potenziale con il nostro team Senza Benza dell’IPSIA Ferrari di Maranello. Parlano poco inglese, riprendono tutto con la loro telecamera e rimangono stupiti dal box delle batterie dove si accorgono del legno di balsa accoppiato al carbonio. In giapponese ci fanno capire che sono meravigliati, ci fanno anche un applausino…Arigato!

I nostri vicini di Stanford approntano una cucina da campo ed iniziano a prepararsi la colazione strapazzando decine di uova che sbaferanno frugalmente seduti per terra. Uno di loro, alto biondo e stanco, pisolerà alcuni minuti sul nudo cemento a 40 gradi con il viso totalmente coperto dalla mascherina antipolvere e gli occhialoni di plastica. E’ già il nostro idolo.

Torniamo a noi: Emilia 2 è finalmente nel box. Ci accorgiamo che la balestra della sospensione anteriore è sfondata, presumiamo a causa di un atterraggio particolarmente intenso. Non ci spaventiamo ed in poco tempo il problema è risolto.

Negli altri box, come da noi, i lavori fervono. Ci si ferma per pranzo: Antonella e Liliana provvedono egregiamente a sfamare la ciurma affamata che traffica senza sosta intorno ad Emilia 2. I profumi inconfondibili del nostro buon cibo invadono anche gli altri box: di sottecchi, altri team affamati guardano con invidia alla nostra tavolata festosa, tipicamente italiana… Vi risparmiamo la descrizione di cosa mangiano i Californiani. I Giapponesi hanno le loro pentole cuociriso d’ordinanza.

Di nuovo al lavoro per sistemare tutto entro il giorno successivo e rendere Emilia 2 up and running.

I primi due giorni ai paddock trascorrono veloci: l’atmosfera è coinvolgente ed elettrica (ovvio, direte voi), il lavoro intenso è allietato dalle visite degli altri team che passano a curiosare. La nostra macchina non passa inosservata. Si chiacchiera con giovani e meno giovani da ogni parte del mondo: ingegneri minerari cileni appassionati di auto solari, giovani fisiche canadesi, allevatori di pecore australiani, occhialuti universitari di Dehli, timidi studenti giapponesi, ricercatori americani un po’ nerd dallo slang incomprensibile. Raccogliamo complimenti, commenti stupiti: wow, that’s impressive. Siamo felicissimi di raccontare i chi, come, cosa, quando (e quanto…), perché del nostro team, di parlare con chi ci capisce al volo. Il nostro orgoglio cresce via via, proporzionale alla tensione che accompagna l’attesa di vedere Emilia 2 in pista: alcune macchine hanno già iniziato a provare. Sfrecciano silenziose: non si lasciano dietro nulla. Magari un sibilo, un soffio. E’ proprio un bel vedere. E’ poesia.


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